Pulcio e l’Elefante

Questa è la storia di un topolino temerario che, con molto coraggio e con la sua audacia, superò una delle paura che da sempre lo attanagliavano.

Pulcio passeggiava tranquillamente nel suo giardino e dava l’acqua alle piante. Sentiva gli uccellini cantare, il vento dolce gli accarezzava il musino e i suoi baffi pronunciati. “Ah, che bello! Niente può disturbarmi qua!” pensava tra sé mentre faceva queste cose. Pulcio abitava in una piccola tana che affacciava su un bel giardinetto con molte piante e fiori che lui giornalmente curava con attenzione. La natura era la sua casa e ci teneva molto a curarla e a prestarle le dovute attenzioni. Vicino a lui abitavano i suoi amici topi, alcuni scoiattoli e criceti, ma anche animali più grossi come volpi e conigli. Da alcuni di loro doveva stare guardarsi, soprattutto dai gatti selvatici ma in quella zona erano rari. Si sa, gatti e topi non sono migliori amici, questo però non esclude che in alcuni casi lo possano essere.

“Ehilà amico!” gli gridò dal sentiero Chico. “Cosa fai? Vuoi unirti a me?” gli domandò.

“Ciao Chico! Sto dando l’acqua alle piante, ma posso continuare dopo. Dove vai di bello?”
“A fare una passeggiata. Vorrei trovare qualche ghianda lungo il sentiero magari. Se ti va, unisciti a me!”

“Sì, vengo volentieri.” E così dicendo si avviò verso il suo amico scoiattolo.

Passeggiando parlavano del più e del meno, e mentre camminavano non si accorsero di aver sbagliato sentiero. Continuarono a camminare per un po’ quando si resero conto dell’errore.

“Amico mio, abbiamo forse sbagliato strada?” domandò all’improvviso Pulcio.

Chico si guardò attorno, fece un giro su se stesso, e tornò a guardare la strada.

“Pulcio! Hai ragione! Come abbiamo fatto a sbagliare?” domandò confuso.

“Non ne ho idea amico mio, ma tranquillo, riusciremo a tornare a casa.” E così dicendo continuarono a camminare.

“Guarda Chico! C’è una casa lì in fondo!” gli urlò indicando con la zampa in fondo alla strada che stavano percorrendo. “Magari ci possono aiutare!”

“Mamma mia com’è grande!” notò Chico “Non sarà forse abitata da umani?”

“Avviciniamoci e scopriamolo!”

Si avviarono così verso quella che da lontano pareva essere una casa.

Avvicinandosi scoprirono che non lo era: erano dei grossi tronchi intrecciati a mò di tetto e in effetti davano l’aria di essere un qualche rifugio per un animale grosso grosso.

Avvicinandosi piano piano, per non far rumore e non farsi vedere, iniziarono ad esplorare quel posto. Era tutto enorme, quella tana che vedevano da lontano e molte altre simili erano attrezzate per dormire. Vi erano delle mangiatoie, dei giacigli, ma nessuna ombra di essere umani o altri animali.

“Che strane tane!” si dissero i due guardandosi. E mentre pensavano così, sentirono come la terra tremare, e da lontano dei versi strani e rumorosi. Chico e Pulcio corsero a nascondersi.

“Elefanti!” urlò Chico. A sentire questo Pulcio quasi svenne. Gli elefanti erano il suo peggior incubo, la sua paura più grande, la cosa che più lo terrorizzava.

“E-e-e-le-fanti? Ne sei sicuro?” domandò terrorizzato al suo amico.

“Sì, credo proprio che siano elefanti! Ma non temere, ci nasconderemo e non ci troveranno.” lo rassicurò Chico, e corsero a ripararsi. Nel frattempo gli elefanti si avvicinavano sempre di più fino ad arrivare nelle loro tane.

“Ah che bella corsa che ci siamo fatti!”diceva uno

“Sì, era proprio quello che ci voleva!” rispondeva un altro. E così parlavano camminando.

Pulcio tremava dalla paura di essere scoperto, e dalla tanta agitazione iniziò a starnutire! “Etciù! Etciù! Etciù!” non riusciva più a fermarsi, e più ci provava peggio si metteva la situazione.

“Ehi! Chi va là?” disse uno degli elefanti. Chico e Pulcio rimasero immobili, ma all’improvviso “Etciù!”, il topolino starnutì di nuovo! Allora l’elefante, con la sua lunga proboscide, scostò le foglie sotto le quali erano nascosti i due amici e li sorprese abbracciati e tremanti.

“Non ci mangiare! Non ci mangiare! Non ci mangiare!” continuavano a ripetere Chico e Pulcio abbracciati.

“Ciao piccoli amici!” disse invece l’elefante afferrando i due con la proboscide. “Io mi chiamo Eli, e lei è mia sorella Ella. Non vi mangeremo affatto! Non credo siate tanto gustosi!” gli disse in tono amichevole e scherzoso. Al sentire ciò i due amici smisero di tremare e alzarono gli occhi. Eli non era così mostruoso come pensavano e come avevano sentito sempre dire sugli elefanti. Aveva un viso carino e degli occhietti vispi e dolci, e lo stesso lo si poteva dire di sua sorella Ella.

“Io.. io… io sono Chico” disse lo scoiattolo, “e lui è il mio amico Pulcio. Ci siamo smarriti e siamo finiti qua e non sappiamo come tornare indietro. Poi abbiamo sentito voi elefanti, ci siamo spaventati e ci siamo nascosti sotto queste foglie.”

“Non dovete spaventarvi, noi elefanti non siamo cattivi e mostruosi come dicono tutti. Siamo amichevoli anche noi, ci piace giocare e fare amicizie nuove. Non spaventatevi, piuttosto, giochiamo insieme!”

“Oh che bella notizia!” esordì Pulcio. “Avevo così paura di voi! Pensavo che ci avreste mangiati in un sol boccone, invece voi volete giocare con noi! Giocheremo molto volentieri, vero Chico?”

“Certamente!” rispose lo scoiattolo. E dicendo così, iniziarono a correre per il bosco sulla schiena dei loro nuovi amici. Finita la giornata, Eli ed Ella aiutarono i loro nuovi amici a tornare a casa e nei giorni successivi fino ad ancora oggi, ogni giorno escono a giocare insieme.

Da questa avventura Pulcio e Chico hanno imparato che avere paura di una cosa che non si conosce non solo è inutile, ma anche sbagliato! Non bisogna giudicare niente e nessuno senza prima conoscere la verità.

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